Stiamo abbandonando i nostri figli? Lo spettro di “ElsaGate”

Questo é un fenomeno di cui si comincia a parlare solo ora in Italia, chiamato “ElsaGate“, del quale si rimane piuttosto allibiti documentandosi fra le varie fonti. 
Esso trae nome dalla protagonista del cartone di “Frozen”, uno dei personaggi più attualmente amati dai bambini, e si tratta di una vera e propria sottocultura che ha preso forma principalmente su Youtube: ricercando contenuti per bambini, risulta piuttosto facile imbattersi in video dove i beniamini dei più piccoli, come appunto Elsa o Spiderman, ma anche Topolino e Peppa Pig, vengono strumentalizzati per veicolare messaggi violenti, comportamenti sconsiderati al limite dell’esperienza borderline. Sul sito Dailymotion, ad esempio, sono stati caricati video dove la famosa Peppa Pig, personaggio che dovrebbe ispirare simpatia e tenerezza, viene torturata e spaventata. Ve ne sono diversi che hanno come tema la delicata questione della gravidanza e il parto, altri ancora dove i protagonisti vengono ricoperti da ragni e insetti vari. Altri si spingono molto oltre, inscenando atti di cannibalismo, torture, approcci sessuali espliciti, ecc.
Molti sono parodie, o spesso satire di se stessi, in quel tipico stile ‘da internet’ di quando si vuole essere a tutti i costi oltraggiosi, se non deliberatamente offensivi. Ci sono poi anche i troll, sono in gioco anch’essi, ma non bastano a giustificare l’intero calderone.
File ipnotici, celati da titoli mielosi e filastrocche infinite che imbambolano, sono qui mescolati a cartoni ‘tradizionali’.    

Ne racconta ampiamente in un articolo lo scrittore James Bridle, che analizza sotto vari aspetti la relazione sempre più simbiotica tra i bambini più piccoli e YouTube, riferendo di come presso il colosso del video-sharing stiano circolando contenuti operanti sistematicamente e su vasta scala abusi psicologici sul pubblico di minori. 
Le emittenti di YouTube hanno sviluppato un enorme numero di tattiche per attirare l’attenzione dei genitori e dei bambini sui loro video e le entrate pubblicitarie che li accompagnano, – riferisce – ed in effetti il modo stesso in cui le lunghezze dei video sono commercializzate, spesso assemblate a compilations, indica il tempo che alcuni bambini vi trascorrono sopra. Bridle fa menzione di “Little Baby Bum”, a titolo di esempio, il settimo canale più popolare di YouTube, che da solo con i suoi numeri denuncia l’imponenza di questa rete e industria. Egli spiega di come quando qualche video di tendenza raggiunge una soglia significativa nella quantità di visualizzazioni, i ‘produttori di contenuti’ piombano su di esso creando migliaia e migliaia di repliche, riconfigurazioni o affini di questi video, incrociandoli tutti fra di loro: accumulano il bacino d’utenza per poi ampliarlo viralmente. Accade spesso, infatti, che contenuti di marca, filastrocche e “uovo a sorpresa” siano tutti inseriti nello stesso minestrone di parole chiave per acquisire maggiori risultati di ricerca, posizionamento nella sidebar e “suggerimenti automatici” per il contenuto successivo. 
Questa è l’attuale logica di funzionamento del marketing al quale siamo sottoposti. 

Ciò che è invero preoccupante in questi fatti, precisa l’autore, è l’impossibilità di rilevare il grado di automazione che è attivo; come analizzare il divario tra uomo e macchina, perché si sta spingendo l’azione incessantemente, basandosi sulle implicazioni di una combinazione di parole chiave che sono state generate da un algoritmo. 
“Questa è la produzione di contenuti nell’era della scoperta algoritmica”, dice Bridle, “anche se sei un essere umano, devi finire per impersonare la macchina”. 
Per cogliere le cause attive, bisogna guardare alle implicazioni di un fenomeno: la stessa natura indeterminabile del fenomeno ‘Elsagate’, anche a causa della sua estensione, è la chiave delle sue implicazioni e della sua stessa esistenza. Sembra tuttavia che nessuna delle pubblicazioni mainstream se ne interessi.

Di solito si ritiene che tradizionalmente il ruolo dei contenuti sponsorizzati sia di essere attendibili e tali da potercisi fidare; ma che si tratti di Peppa Pig trasmessa sulle emittenti per bambini o un film della Disney, e qualunque sia il proprio sentimento nei confronti del modello adottato dall’industria dell’intrattenimento, la fiducia non è più cosa da prendere in considerazione quando la sponsorizzazione e i contenuti della piattaforma sono dissociati.  E questo vale anche per un canale verificato da YouTube, qualunque cosa ciò significhi, ma par chiaro niente di utile.
Si tratta, in fondo, dello stesso processo di sfaldamento che sta investendo la fiducia nelle fonti dell’informazione quali i flussi su Facebook o i risultati di Google, e che sta di fatto estendendo questo caos anche ai nostri sistemi cognitivi e politici. Non è quindi difficile immaginare i danni che possa provocare maggiormente sui bambini. 
L’uso sconsiderato che facciamo dei mezzi a nostra disposizione molto spesso appiattisce le nostre menti e disgrega la possibilità di ciascuno di svilupparsi in modo armonico. Occorre prendere coscienza di quello che sta accadendo e salvaguardare le radici del nostro futuro: i bambini, perchè essi non posseggono le risorse necessarie per difendersi ed assumere la giusta distanza critica da contenuti di simile portanza. 

Immagini che angosciano e disturbano chi le vede: molto probabilmente questo meccanismo non è nemmeno mosso da un intento coscientemente lesivo, ma cionondimeno questo fatto si sta verificando. Il fenomeno ‘Elsagate’ rappresenta una coercizione nemmeno troppo sottile delle menti dei bambini e fa passare quasi come lecito un qualsiasi comportamento errato, perfino dannoso. Era qualcosa di noto anche a Paul Watzlawick quando scriveva in “Pragmatica della comunicazione umana”: per una legge insita nella struttura stessa della comunicazione “Non si può non comunicare”, e la comunicazione quindi non può non sortire effetti. E’ proprio su questi che bisogna puntare gli occhi, perchè internet ha un modo di amplificare e motivare molti dei nostri desideri latenti, di qualsiasi timbro essi siano.
Troppo spesso mi capita di vedere genitori che affidano i loro figli ai tablet o ai cellulari per avere un po’ di tregua. Non c’è da giudicare, non gioverebbe a nulla, ma bisognerebbe rendersi coscienti di cosa sta accadendo, di come si sta manifestando il lato grottesco dell’automazione scissa dalla responsabilità umana.

[argoname: Trix & Wildka]