ll dilemma della quinoa e non solo

Il monte sacro Tanupa veglia sui campi e pascoli. La leggenda narra che sia la madre dal cui latte sia nato il grande deserto bianco del Salar, ragione per cui il luogo è venerato religiosamente. “
Qua la Natura è tutto” spiega Caro, responsabile della FAO Bolivia, “la Pacha Mama, la Madre Terra, che ogni cosa ci offre e per questo deve essere rispettata”. 

Con questo poetico sentimento si conclude un interessante reportage de La Stampa che ci aggiorna sulla parabola della quinoa la quale, dall’essere un alimento pressoché sconosciuto e tipico delle Ande, si è diffusa rapidamente in tutto il mondo.

Grazie alle sue notevoli proprietà nutritive e alla sua elevata adattabilità ai terreni difficili, la quinoa è stata indicata dalla FAO e dall’ONU come una fra le possibili soluzioni alla fame nel mondo; per questo, nel 2013 si è deciso di celebrare l’ “Anno Internazionale della Quinoa” durante il quale ne vengono promossi il consumo e la coltivazione.
Questa forte spinta alla notorietà della pianta, tuttavia, ha generato delle conseguenze sugli equilibri sociali ed ambientali nelle zone d’origine, delle quali è bene parlare anche in vista di scelte alimentari etiche e sostenibili per l’ambiente.

Iniziamo quindi a conoscere meglio che cos’è la quinoa, da dove proviene e da quali proprietà è caratterizzata.
La quinoa è una pianta erbacea annuale originaria delle Ande, appartenente alla famiglia delle chenopodiacee, come gli spinaci ed altri vegetali comuni. È conosciuta fin dall’antichità e le sue origini sono da ricercare nella zona del lago Titicaca, dove sono stati trovati i semi più antichi che gli archeologi hanno datato e fatto risalire a circa 7000 anni fa. Per millenni è stata alla base dell’alimentazione delle popolazioni che abitavano le zone andine dell’America Latina, a cominciare dai Maya e dagli Incas che in lingua quechua la chiamavano chisiya, ossia “madre di tutti i semi”, proprio a sottolineare l’importanza rivestita da questa particolare coltivazione che, insieme all’allevamento ed al consumo di carne di camelidi quali alpaca e lama, permetteva di provvedere al sostentamento in buona salute delle popolazioni di queste zone. Qui l’elevata altitudine e la conseguente rarefazione dell’aria fanno aumentare notevolmente il fabbisogno calorico e di nutrienti dei quali la quinoa è particolarmente ricca: essa presenta un contenuto molto elevato di proteine, vitamina B2, B6, Zinco, Ferro e fibra, con la particolarità della totale assenza di glutine.

 Il primo europeo nella storia a parlare della quinoa, dei suoi utilizzi e dei metodi di coltivazione adottati dagli indios, fu il conquistador spagnolo Pedro de Valdivia. A seguito delle conquiste degli Europei ed all’avvento del cattolicesimo in quella che adesso è l’America Latina, l’uso della quinoa fu scoraggiato ai locali, anche in modo violento, in favore del frumento, simbolo del Cristo nell’Eucarestia, con l’intento tipicamente colonialista di far dismettere gli usi, la cultura, e le religioni locali.
Per fortuna, però, gli abitanti di quelle zone non cedettero alla pressione e, coraggiosamente incuranti dei divieti coloni, hanno conservato quest’inestimabile tesoro di biodiversità, scrigno di arcaiche tradizioni, fino ai giorni nostri. 

Negli ultimi decenni del ventesimo secolo, la quinoa è stata riscoperta e studiata anche alle nostre latitudini. Già nel 1978 Nature, famosa rivista scientifica, le dedicò un articolo intitolato: “L’antica risposta dei Maya alla mancanza di cibo“; ma il vero boom del consumo massivo di questo prezioso alimento si è avuto negli ultimi vent’anni, in quanto le sue proprietà particolari lo rendono un ottimo alimento per vegetariani, vegani, per l’alto contenuto di proteine, e per i celiaci essendo priva di glutine. 
Un’ulteriore impennata nella diffusione di questo prodotto è avvenuta successivamente all'”Anno Internazionale della Quinoa” che ha apportato enorme pubblicità e conseguente aumento del consumo, tale da mettere a rischio l’ecosistema e la salute delle popolazioni locali. 

Ecco quindi che torniamo agli aggiornamenti sulla situazione di queste zone, di cui parlavamo all’inizio, così ben descritte dal giornalista ambientale Emanuele Bompan che si è recato in Bolivia intervistando contadini, coltivatori ed istituzioni, riportando tutto nell’articolo della Stampa, dal quale si è preso spunto e del quale riportiamo qualche brano per capire lo stato attuale della situazione e delle soluzioni che si stanno attuando.

La corsa alla quinoa […] ha alterato notevolmente gli equilibri naturali e sociali. Prima la quinoa si coltivava sui pendii, mentre nelle piane erbose si allevavano camelidi, come il lama o anche l’alpaca […] Un coltivatore locale dice: «Tutti vogliono fare soldi coltivandola. Nessuno consuma più quinoa: è più conveniente venderla. Qua vengono tanti agricoltori improvvisati dalla città, prendono terreni, seminano e poi tornano dopo sei mesi per raccogliere tutto. Senza badare alla qualità, a quanto fertilizzante usano, alle misure per non far impoverire il suolo»”. 

Un problema laterale, ma di non minore importanza, è lo smaltimento dei rifiuti di queste improvvisate comunità agricole, che attualmente usano bruciare direttamente nei campi per poi miscelarne le ceneri, altamente inquinate da metalli pesanti, con il terreno di coltivo. 

“[…] Cosa succederà quando i prezzi della quinoa scenderanno? 

Paesi come il Canada, la Cina, gli Emirati, l’India, il Kenya e il Marocco e persino l’Italia stanno pensando di produrla a livello commerciale. 
Per le Nazioni Unite è “un’arma perfetta per sconfiggere la fame”, vista la facilità con cui si coltiva e l’elevato potere nutritivo. Però un incremento della produzione mondiale potrebbe avere impatti devastanti per la Bolivia. «Bisogna prevenire questo scenario di potenziale crisi», spiega Rómulo Caro, responsabile FAO Bolivia. […] Uno dei punti saldi per garantire la fertilizzazione sostenibile del suolo è la reintroduzione e il potenziamento dell’allevamento integrato dei lama.

Finalmente, grazie alla Cooperazione italiana del Maeci, Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ha colto in tempo il problema, si sta dando il via al progetto “Sistema Agroalimentare Integrato Quinoa/Camelidi”, implementato da FAO e dall’assiociazione non-governativa italiana ACRA-CCS, nella speranza di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali e di salvaguardare la Natura dallo sfruttamento e dall’irreversibile inquinamento dell’ecosistema.

Eccoci alla fine di questo breve report che, pur lasciandoci sperare nella salvezza dei territori e delle popolazioni coinvolte nella “corsa alla quinoa”, può diventare anche un esempio su come i cambiamenti dei consumi legati alla globalizzazione possano influire sulla qualità della vita di tutti e ci induce a riflettere sulla necessità di essere attenti nelle nostre scelte quotidiane che per essere etiche, ma davvero etiche, vanno ben ponderate principalmente informandosi.

[argoname: Kripazia]

 

fonti:

La Stampa – Il boom della quinoa. Buona per la salute, non per le Ande – 05/2017
National Geographic – Voglia di quinoa – 03/2014
FAO – A contribution to global food security – 2013
Slow food – Ragionando sulla quinoa – 06/2013
Nature – The Inca’s ancient answer to food storage – 04/1978
Nuova Terra – La quinoa – consultato a 12/2018