È l’unico pianeta che abbiamo

Esiste un processo comune a tutte le società dell’epoca moderna, siano esse “avanzate”, “ricche”, “povere” o “in via di sviluppo”: la produzione e diffusione dilagante di tecnologia e, nello specifico, di milioni di “oggetti tecnologici”.

Guardiamo le nostre case; ad esempio, le nostre cucine: i mobili, le posate, i piatti, gli elettrodomestici, le confezioni, il cibo stesso… quasi tutto è costruito da un’industria, da un processo industriale che poggia su base tecnica e tecnologica.

Perfino le case in cui viviamo sono pensate, organizzate ed infine costruite con materiali e processi derivanti da processi industriali, o comunque tecnologici.

Perfino il nostro corpo è “ricoperto” di oggetti frutto di processi tecnologici: i vestiti, i gioiellli, gli orologi. La tecnologia entra anche nel corpo: pensate ai bypass, agli interventi chirurgici, agli impianti dentali. Nel mondo moderno, tutto o quasi, ha a che fare con la tecnologia.

Negli ultimi secoli l’umanità si è destinata a vivere in città progettate a tavolino, città “pensate”, città “tecnologicizzate”. Città pensate dalle metriche delle industrie che producono i lampioni, le strade, le automobili, le pitture dei palazzi, i marciapiedi.

La tecnologia è ovunque nel mondo moderno. Ne abbiamo letteralmente riempito l’atmosfera, tanto che in certi ambienti si parla di “tecnosfera”. 
La tecnologia ha migliorato la vita sgravandoci dalla fatica, dai pericoli, dalle difficoltà e dalle intemperie della Natura. Ma a quale prezzo?

In effetti, abbiamo fatto un enorme salto da quando vivevamo in caverne, foreste o in praterie vergini sconfinate.
Ma per farlo, stiamo distruggendo il pianeta. E molto velocemente.

La tecnologia ha bisogno di risorse primarie ed il sistema moderno per produrle, irrompe nella natura. Estrae, taglia, strappa, sposta le risorse naturali (terra, alberi, fiumi, pietre) e le trasforma in “altro”: un oggetto, un macchinario, una cosa.
Il tavolo di una cucina in origine era un albero, i metalli della carrozzeria di un’automobile, prima della trasformazione industriale, erano semplici pietre silenti in qualche foresta, deserto o area naturale.

E’ un processo che ci tocca tutti, senza distinzioni.
La tecnologia moderna è talmente invasiva e veloce, che l’urgenza ambientale è una priorità: i processi tecnogeni sono così aggressivi da mutare irreversibilmente gli ecosistemi. Tutte le città, tutte le nazioni, tutte le foreste, tutti i luoghi del mondo (perfino le isole più lontane) subiscono questi effetti, come pure l’inquinamento ed i potenti cambiamenti climatici in atto.

La biosfera intera del nostro pianeta, la salute delle persone, degli animali, delle foreste, dei fiumi e degli oceani sono in assoluto pericolo d’estinzione. Non è un’esagerazione.  

Con il progetto Argo vogliamo quindi migliorare significativamente la qualità della vita e salvaguardare attivamente le foreste e le aree naturali in generale.

E’ un processo “diretto”, smart e veloce, perché grazie agli strumenti di Argo ogni persona può -finalmente- essere protagonista attiva della salvaguardia dell’ambiente.
Con Argo vincoliamo per 99 anni delle foreste, delle aree naturali e le proteggiamo IN TOTO dallo sfruttamento tecnogeno.

E’ un progetto che nasce ‘dal basso’, da volontari con a cuore il tema ambientale, semplici persone con competenze trasversali che si sono unite per attuare ORA, nell’immediato, per la difesa della Terra.

Siamo visionari e determinati, fortemente competenti e sappiamo che Argo potrà creare un grande cambiamento, ma siamo consci che potremo farlo solo tramite la partecipazione attiva di molte persone.

Siamo anche consci che la Natura ha i suoi tempi ed i suoi spazi, nei cui meriti molto spesso è più saggio che l’uomo non vi entri affatto: noi vogliamo esserne i Custodi, difenderla e lasciarle la sua autonomia, senza conformarla ad una misura antropocentrica.

Vogliamo anche consegnare la natura alle generazioni future: è l’unico pianeta che abbiamo e la sua salvaguardia è sotto la nostra responsabilità. Argo è lo strumento già fra le nostre mani che ci permetterà di puntare questa direzione, in modo veloce e diretto.

[argoname: Danielsan]