BLOCKSTONE: per una blockchain sostenibile

Negli ultimi anni quasi tutti abbiamo sentito parlare di blockchain. Molti hanno anche scoperto, oltre ai notori vantaggi costituiti dalla trasparenza dei dati e dalla gestione decentralizzata, i gravi problemi di consumo, dunque di inquinamento, dell’attuale metodo di validazione dei blocchi: il “mining”.

Mining significa “minare”, termine fantasioso per rappresentare l’attività di un nuovo tipo di minatore, ovvero di cercatore di miniera. Un tempo è avvenuta la corsa all’oro, ovvero eserciti di improvvisati minatori si avventavano sulle montagne in cerca della ricchezza. Il mining è parimenti un attività che ha movimentato enormi entusiasmi in tutto il mondo, spingendo milioni di persone ad avviarsi al mestiere di miner.

In Cina già da anni sono state create apposite facoltà universitarie brevi.

Minare un blocco significa, in poche parole, riuscire a validarlo mediante i software e l’hardware del proprio pc appositamente acquistato. Questo è un miner. Tuttavia per riuscirci, ogni miner è in competizione con migliaia di altri miner, che ricevono il medesimo compito, e vince chi riesce prima a risolverlo.

Questo rappresenta un sistema altamente dispersivo, dove migliaia di pc si attivano per risolvere lo stesso problema, quando solo uno di questi riceverà l’ambito premio. Ovviamente è in corso una gara tra miner, dove vince chi ha il computer più potente.
Praticamente, per risolvere 1 problema e far guadagnare 1 miner ne facciamo lavorare a vuoto 999.

Possiamo solo immaginare il consumo che ne deriva. Si parla della stessa energia che serve a mantenere un grande Paese come il Cile.

E’ inaccettabile per chiunque ritenga che qualunque innovazione debba essere compiuta tenendo conto delle sue ripercussioni, anche a medio e lungo termine.

Per risolvere il problema, abbiamo analizzato per lungo tempo i sistemi blockchain, ed abbiamo individuato gli elementi chiave su cui agire.

Il mining si rende necessario per un problema di sicurezza. Si tratta cioè di prevenire eventuali fenomeni di hacking sui dati conservati nella blockchain, problema che viene considerato drammatico in ragione del fatto che quasi tutti i dati conservati sulle blockchain riguardano il possesso di denaro: le criptovalute.

La sicurezza della blockchain deve quindi essere equivalente a quella di una banca, o persino superiore visto che in caso di perdita di dati (e quindi di soldi per qualcuno), non sono previsti enti di garanzia o assicurazioni.

Per il sistema Argo non è accettabile utilizzare una blockchain siffatta, ad alto consumo ed impatto ambientale. Sarebbe contraddittorio.

Abbiamo dunque sviluppato il sistema Blockstone, che consiste in un metodo di gestione della fase di scrittura su blockchain, che aggira il problema.

Il sistema Blockstone prevede infatti di salvare, ad ogni operazione di scrittura, una copia dell’intero blocco di dati con rigore notarile, adottando le crittografie legali previste dalla normativa eIDAS e nel rispetto delle specifiche dettate da AgID.

Blockstone rappresenta un innovazione utilizzabile in numerose applicazioni blockchain, ma più di tutto in quelle di respiro ecologico.

Il sistema Argo prevede quindi di adottare una blockchain a bassissimo consumo, ed in via esclusiva. Non ci appoggeremo alle altre blockchain inquinanti, come quella di Bitcoin o Ethereum (le più utilizzate), ma ne creeremo una dedicata, dove ad ogni blocco dati corrisponde una sua copia di riscontro legalizzata e conservata con rigore notarile secondo normativa consolidata.

Lo scopo è effettuare periodici acquisti collettivo mediante Initial Coin Offering (ICO), in un meccanismo progressivo che produca un aumento del “valore naturale” dei terreni, e parallelamente dei Gaian corrispondenti.

Questo sistema lo abbiamo chiamato E.C.O. (Ethernal Coin Offering), e ci seguirà in attesa di ulteriori perfezionamenti.

Per saperne di più sul sistema brevettato blockstone, scrivere a legalizer@legalizer.it.

Brevetto Blockstone

Immagine: Brevetto di procedimento per conferire valore legale esecutivo ai contenuti perpetuati attraverso sistemi di conservazione dei dati a registro distribuito (DLT), altrimenti noto come “blockchain”.