Ambiente umano: i numeri dicono che stiamo precipitando in fiamme

L’indagine scientifica elaborata dall’Institute for Public Policy Research di Londra evidenzia come prossimo un nuovo collasso sistemico come quello del 2007, con conseguenze ancora più globali.

Degrado è un espressione che potrebbe tradursi nell’anglosassone “downgrade”. Una forma di recessione, di smottamento verso il peggio.

Parimenti “ambiente” è espressivo di ogni elemento che costituisca l’habitat umano. Quando ci si riferisce a ciò che emerge dalla natura, si parla di ambiente naturale. Ma esiste anche un ambiente artificiale, ovvero quegli elementi su cui ciononostante basa la vita umana, ma prodotti dall’uomo stesso.

L’ambiente artificiale si sta dunque degradando. Mutevolezza, conflitti, migrazioni, fame e accentramento
della ricchezza: si paventa il potenziale collasso dei sistemi socio-economici, e con loro dell’intero ambiente artificiale da questi mantenuto.

E’ quanto afferma uno studio anglosassone a firma dell’Institute for Public Policy Research di
Londra, intitolato “This is a Crisis: Facing up to the Age of Environmental Breakdown“.

Gli scienziati riferiscono per gravità alla crisi del 2007, causata appunto da scivoloni, raggiri e grovigli del sistema finanziario capitalistico.

I diversi indicatori analizzati (cambiamento climatico, perdita di specie, erosione e infertilità del suolo,
deforestazione e acidificazione degli oceani, inquinamento, etc.) “stanno portando a un complesso e dinamico processo di destabilizzazione ambientale che ha raggiunto livelli critici”.
Lo studio avverte che tale processo “sta avvenendo a una velocità senza precedenti nella storia umana”.

Per fare numeri, i vertebrati sono diminuiti del 60% dagli anni ’70 a oggi, ed il degrado vitale dei terreni ha reso improduttivo il 30% dei terreni arabili nel mondo.

In poco più di dieci anni, il numero di inondazioni su scala globale è cresciuto 15 volte, il numero di
incendi boschivi 7 volte e gli eventi caratterizzati da anomale temperature estreme sono 20 volte più
frequenti.

Questo degrado ambientale, se non modificasse il suo trend, vede come naturale conseguenza il collasso dei sistemi umani: “choc economici, sociali e politici si propagano attraverso un sistema collegato globalmente, in modo molto simile a quello avvenuto sulla scia del crisi finanziaria globale del 2007/08”.

Tra le conclusioni dei ricercatori “le emissioni [inquinanti – ndt] devono essere pressoché dimezzate nel prossimo decennio per evitare esiti gravemente nefasti, ma si tratterebbe di un cambiamento sociale
senza precedenti (IPCC 2018). Rileviamo invece, e purtroppo, che le emissioni continuano a salire, raggiungendo livelli mai visti in milioni di anni e con un coefficiente di crescita senza precedenti
nella storia della Terra (WMO 2018).”

Gli impatti negativi sull’ambiente vanno osservati al di là del “semplice” cambiamento climatico. Lo studio spiega che “con l’attività umana aggregata che spinge questi sistemi in spazi operativi non sicuri” si sta inaugurando una nuova era di degrado ambientale, caratterizzata da una rapidità senza precedenti, e che ha già toccato record storici.

L’unione fa la forza, ma aggregare risorse in forma massiva offre una forza dal potenziale distruttivo inimmaginabile, che richiede una ugualmente grande responsabilità!

 

E’ improcrastinabile apprendere ad unire le forze per obiettivi più nobili.

[argoname: Erode]

fonte: https://www.ippr.org/research/publications/age-of-environmental-breakdown